Il “Movimento Mont” per l’autogoverno e lo sviluppo della montagna
Dalla nascita della Libera Repubblica della Carnia nel 1944, dalla autonoma costituzione il 27 maggio 1947 della Comunità Carnica da parte di tutti i Comuni della Carnia, del Canal del Ferro-Valcanale e di Bordano, ai quali si aggiunse per un certo periodo anche Trasaghis, e dalla successiva costituzione del Consorzio di Bacino Imbrifero Montano il 26 gennaio 1956, non vi è stato in Carnia avvenimento che abbia avuto - già di per sé, oltre che per i risultati - importanza politica maggiore di quella del referendum per l’istituzione della provincia, svoltosi lo scorso 21 marzo. Il risultato del referendum ha rivelato che: 1. ”Alto Friuli” è una vuota ed artificiale espressione verbale, che, per correttezza va
cancellata dal lessico; 2. esistono, invece, tre realtà territoriali distinte e diverse: una è quella del Gemonese,
peraltro autodefinitasi “pedemontana”, le altre due, montane, sono il Canal del
Ferro-Valcanale da un lato,e la Carnia dall’altro. 3. Si è avuta una moderata complessiva prevalenza del “no”. E, nel dettaglio, la forte
prevalenza del “no” nella pedemontana e nel Canal del Ferro-Valcanale, e la forte
prevalenza del “sì” in Carnia: una netta spaccatura tra questi territori.
E’ proprio la realtà rivelata dal referendum che viene assunta dal “Movimento Mont” come base per lo sviluppo della propria azione. Lo assume rifacendosi, da un lato, alle storiche tradizioni ed aspirazioni di autonomia delle popolazioni carniche, dall’altro lato, rispettando la volontà di quelle popolazioni che, votando “no” hanno scelto una diversa prospettiva. Ma se Gemonese e Canal del Ferro-Valcanale sono soddisfatti del proprio assetto istituzionale e stato complessivo, la Carnia, invece, non lo è del suo ed ha espresso chiaramente la volontà di darsi un nuovo e diverso assetto e stato. Ebbene, tale chiara volontà della Carnia va rispettata e fatta rispettare! E’ proprio il rispetto e la realizzazione di questa volontà della Carnia che il “Movimento Mont” assume come propria finalità fondamentale, dal momento che tale volontà viene completamente ignorata da parte di tutte le istituzioni e forze politiche: quelle di centro sinistra che avevano, giustamente, sostenuto il “SI’” e quelle di centro destra che avevano sostenuto il “NO” anteponendo al reale interesse della Carnia la pura avversione politica alla nuova maggioranza regionale di centro sinistra. Infatti: a. dopo aver strumentalmente esaltato il risultato del “no” e sminuito, punendola, quello del “sì” della Carnia, Regione, forze politiche, organizzazioni di categoria, organi d’informazione, consiglieri ed assessori regionali, parlamentari, sindaci, persino la Chiesa che è stata tradizionalmente schierata con la montagna, hanno messo in atto una congiura del silenzio per far finire nel dimenticatoio la volontà espressa dalla Carnia; b. tacciono Illy e la sua coalizione “Intesa Democratica” dopo aver messo nel proprio simbolo elettorale la stella della quinta provincia e raccolto in Carnia una messe di voti, anche grazie a questa promessa. Pasticcino e farfuglino meno in tema di riforma delle autonomie locali e trovino invece la coerenza, la dignità, l’onestà ed il coraggio di porre la Carnia, che così vuole, in quella quinta stella, dando inizio ad un’esperienza che si rivelerà utile anche per gli altri territori montani regionali, se vorranno utilizzarla; c. invece, persino di fronte alla tragica crisi occupazionale che investe la montagna, vanno riproponendo per questi territori svantaggiati vecchi arnesi già rivelatisi inadeguati quali agenzie, authority, una “nuova” solita legge ed il solito “nuovo” progetto montagna, una verniciatina alle Comunità Montane prive di poteri reali sul proprio territorio. Pannicelli caldi all’ammalata grave e….avanti come prima, sino alle prossime lacrimuccie di coccodrillo sulla povera montagna morente. Si guardano bene dal fare ciò che non è mai stato provato, sebbene fortemente voluto dai carnici: istituire, ad elezione diretta, in/per la Carnia un reale organo di autogoverno locale, non importa come lo si chiami, munito di poteri e mezzi adeguati. d. ai poteri economici regionali, che controllano anche l’informazione, e che hanno
fortemente sostenuto il “no”, conviene una periferia montana debole e decapitata
istituzionalmente, per utilizzarla principalmente come luogo a loro servizio e a buon
prezzo, per trarre energia elettrica dai corsi d’acqua di cui sono evidenti esempi le
indiscriminate derivazioni idroelettriche passate e presenti, per infrastrutture di mero
transito quali l’oleodotto, il gasdotto, l’autostrada, la nuova ferrovia, gli elettrodotti
vecchi e quelli nuovi che si vogliono costruire in sfregio al territorio montano ed alle
locali popolazioni. Infrastrutture, che nelle valli hanno molto spesso portato più
sconvolgimenti e svantaggi che vantaggi alle popolazioni locali ed al territorio. Queste
scelte sono state e vengono assecondate dai poteri statali, regionali e provinciali, che
riescono sempre a costituire in loco un manipolo di ascari al servizio di scelte altrui.
Il “Movimento Mont” si propone come soggetto politico culturale locale, libero dai
condizionamenti e dalle compatibilità a cui sono soggetti i partiti tradizionali e le loro
rappresentanze locali. Si dà come finalità principale la difesa e lo sviluppo della
montagna, della Carnia in particolare e delle sue radicate tradizioni di autonomia,
il raggiungimento di un vero e reale autogoverno della stessa, attraverso
elezioni dirette dei suoi organi. Il“Movimento Mont” si propone altresì di far maturare a tutti i livelli ed in tutte le sedi, oltre ad una maggiore attenzione per la montagna e per la gente che in essa vive, la presa di coscienza che quello della montagna è un prioritario problema nazionale e regionale non ulteriormente rinviabile, sia per gli aspetti socioeconomici che per quelli della tenuta fisica dello stesso territorio. Il “Movimento Mont” ritiene che tale sua azione debba svolgersi tenendo ben saldi i piedi sulle proprie radici, sulla propria terra, sull’ essere ed esistere della stessa, ma evitando ogni sorta di chiusure. Al contrario, massima deve essere l’apertura al confronto con altre organizzazioni e posizioni, con altre realtà territoriali, con altre esperienze, ben memore, da un lato, del positivo e vasto patrimonio di conoscenze, di legami e di esperienze accumulato dai carnici nella loro storia, segnata dal “la^ pal mont” e, dall’altro lato, consapevole che solo un generoso confronto dialettico anche interno alla società carnica può tirarla fuori dalla stagnazione e dalla decadenza. Il “Movimento Mont” richiede ai suoi aderenti che nelle varie situazioni della loro attività sociale non si chiedano “che cosa mi conviene fare”, ma bensì “che cosa è bene che io faccia per la montagna e per la Carnia”, con conseguente coerente comportamento. Il “Movimento Mont” non è quindi il posto per persone che usano il sociale per avvantaggiare se stessi. Ai suoi aderenti il “Movimento Mont” richiede la convinzione che la tutela, lo sviluppo e l’autogoverno della montagna, della Carnia in particolare, non vengono come un regalo dal correre dietro al presidente o assessore o consigliere regionale di turno, ma si conquistano solo con una battaglia culturale e politica coerente, limpida, difficile e dura, e perciò entusiasmante, che trasformi quel 73% di “sì” della Carnia in un forte grido “ora basta”!
A questo e per questo serve “Mont”.
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